<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Arte E Storia</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/categorie-poi/siti/arte-e-storia</link><description>Arte E Storia</description><item><title>Castello Biandrate di San Giorgio</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-biandrate-di-san-giorgio</link><description>&lt;p&gt;Il Castello di San Giorgio Canavese ha origine da un complesso di edifici costruito in epoca medioevale con scopi difensivi e trasformato poi nel corso dei secoli al fine di adottarlo alle successive esigenze. Si distingue normalmente una costruzione pi&amp;ugrave; antica, presumibilmente risalente ai sec. XII - XIV, di cui restano poche tracce, ed una pi&amp;ugrave; recente attribuibile ai sec. XV &amp;ndash; XVI.&lt;br /&gt;I Vescovi di Vercelli ed Ivrea, il Marchese di Monferrato e forse anche i Templari esercitarono il loro dominio sul Castello finch&amp;eacute; nel XIII secolo la propriet&amp;agrave; pass&amp;ograve; definitivamente ai Conti di Biandrate.&lt;br /&gt;Nel corso dei secoli San Giorgio ed il suo castello furono pi&amp;ugrave; volte teatro di guerre tra Savoia,Monferrato, Spagna e Francia, ma gli assedi dei grandi eserciti furono quasi sempre vittoriosamente respinti.&lt;br /&gt;Dopo la pace di Cherasco del 1631 San Giorgio entr&amp;ograve; definitivamente a far parte degli stati sabaudi e il castello sub&amp;igrave; importanti modifiche a cura di Guido Aldobrandino, al quale si deve verosimilmente la struttura unitaria della parte "nuova". All'inizio del settecento, in coincidenza con l'acquisto di parte della propriet&amp;agrave; di San Giorgio dal ramo di Foglizzo, Aldobrandino&amp;nbsp;riprende con energia i lavori di modifica del castello che terminarono nel 1726.&lt;br /&gt;Nel sec. XIX inizi&amp;ograve; un periodo di decadenza e oblio, che se da un lato caus&amp;ograve; alcuni danni dall&amp;rsquo;altro consent&amp;igrave; al tempo stesso che l&amp;rsquo;edificio giungesse fino a noi nella sua veste settecentesca, risaltata dal restauro intrapreso dalla societ&amp;agrave; cui ora il castello appartiene.&lt;br /&gt;Tra gli ambienti ricchi di decorazioni si distinguono la Sala dei Melograni, la Sala dei Trofei, la Sala delle Chimere, la Sala degli Aironi e la Sala delle Conchiglie, incorniciate da un vasto parco all&amp;rsquo;inglese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:29:42 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-biandrate-di-san-giorgio</guid></item><item><title>Castello di Masino</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-di-masino</link><description>&lt;p&gt;Arroccato su una collina nell&amp;rsquo;incantevole scenario dell&amp;rsquo;anfiteatro morenico di Ivrea, sorge il Castello di Masino, la cui edificazione risale all&amp;rsquo;XI secolo, su commissione della prestigiosa famiglia Valperga. Per la sua posizione strategica, che permetteva il controllo su un ampio territorio tra Ivrea e la Valle d&amp;rsquo;Aosta, il castello fu fin dall&amp;rsquo;inizio al centro di numerose battaglie, che videro protagonisti i Savoia, gli Acaia, i Visconti, gli stessi conti di Masino e i cugini Valperga. Dalla seconda met&amp;agrave; del XVI secolo il castello venne ricostruito nelle forme attuali sulle rovine dell&amp;rsquo;antico fortilizio, assumendo le sembianze di una vera residenza di rappresentanza.&lt;br /&gt;Intorno al 1780 venne avviata una nuova opera di rinnovamento orientata verso il pi&amp;ugrave; moderno gusto neoclassico. Artefici di questi interventi furono due importanti esponenti della famiglia, i fratelli Carlo Francesco II di Masino, vicer&amp;egrave; di Sardegna, e l'abate Tommaso Valperga di Caluso, matematico e poeta, che ide&amp;ograve; l&amp;rsquo;iconografia della Galleria dei Poeti e l&amp;rsquo;importante biblioteca. &lt;br /&gt;Dopo la morte dell'ultima abitatrice della residenza, Vittoria Leumann, moglie del conte Cesare Valperga, il figlio, conte Luigi Valperga di Masino, nel1988 cedette al FAI il compito di conservare la memoria storica di questa importante famiglia aristocratica e colta del Piemonte.&lt;br /&gt;La visita permette di scoprire le numerose stanze monumentali, come i saloni affrescati e riccamente arredati tra Seicento e Settecento, le camere per gli ambasciatori, gli appartati salotti e gli appartamenti di Madama Reale.&lt;br /&gt;Interessante &amp;eacute; anche il museo delle carrozze del XVIII e XIX secolo, per la maggior parte della famiglia Valperga, e il grande parco che circonda il castello, frutto dei numerosi mutamenti nel corso dei secoli, dove &amp;egrave; possibile visitare il labirinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:29:40 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-di-masino</guid></item><item><title>Castello di Mazzè</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-di-mazze</link><description>&lt;p&gt;Nel romantico centro storico di Mazz&amp;egrave;, sovrapposto ad antichi ruderi romani, sorge il Castello Valperga, edificato all&amp;rsquo;inizio del XIV secolo dai Conti di Valperga, per la difesa dei loro possedimenti contesi dai Marchesi del Monferrato e dai Conti di Savoia, riedificato in gusto neogotico in epoca moderna. Al castello antico di origine medioevale se ne aggiunse successivamente un altro come residenza signorile. &lt;br /&gt;Recentemente restaurato, il castello &amp;egrave; stato restituito all&amp;rsquo;antico splendore con tracce di varie epoche e stili: nuovamente leggibili affreschi e volte medioevali, suggestivi momenti artistici del 1600 e 1700 e i rimaneggiamenti in stile romanico voluti nel 1850 dal Conte Eugenio Brunetta d&amp;rsquo;Usseaux. Da sempre luogo di grande fascino e prestigio, il castello ha ospitato personaggi illustri come Luigi XII d&amp;rsquo;Orleans re di Francia (1499), Francesco De Sanctis (1855), re Vittorio Emanuele II di Savoia, il Maresciallo di Francia Canrobert e Camillo Benso di Cavour (1859), lo zar Nicola II di Russia (1909), Benedetto Croce (1914), Benito Mussolini (1925), re Umberto II di Savoia (1938) e innumerevoli altre personalit&amp;agrave; minori.&lt;br /&gt;Negli anni &amp;rsquo;60 saccheggi e speculazioni ridussero quasi in rovina il grandioso complesso. Un ventennale restauro effettuato dai Salino di Cavagli&amp;agrave; sta restituendo il castello alla sua magnificenza, cos&amp;igrave; che fantastiche architetture merlate e turrite, preziosit&amp;agrave; d&amp;rsquo;interni e ineguagliabili panorami offrono oggi al visitatore uno spettacolo d&amp;rsquo;indimenticabile suggestione. Annessi al Castello vi sono presente il Museo Sotterraneo delle torture, realizzato nel 1999 in collaborazione con Amnesty International, e l'Oasi del Bosco Parco, il cuore dell&amp;rsquo;antica tenuta dei Conti Valperga di Mazz&amp;egrave;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:29:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-di-mazze</guid></item><item><title>Castello di Parella</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-di-parella</link><description>&lt;p&gt;Il Castello di Parella, cos&amp;igrave; come lo possiamo apprezzare oggi, &amp;egrave; il risultato di varie fasi di costruzione che si sono susseguite attraverso i secoli. &lt;br /&gt;Inizialmente ricetto e in seguito casa-forte di sbarramento per riscuotere il pedaggio in periodo medievale, in epoca rinascimentale subisce la trasformazione pi&amp;ugrave; importante ad opera di Alessio I della casata San Martino di Parella. Grazie ad Alessio I infatti il castello perde le sue funzioni belliche, viene ampliato e si impreziosisce dei ricchi affreschi che ancora oggi &amp;egrave; possibile apprezzare nelle numerose sale.&lt;br /&gt;Rimasto di propriet&amp;agrave; della famiglia dei San Martino, con la morte di Alessio III nel 1801 il castello pass&amp;ograve; in usufrutto agli eredi e in seguito, a numerosi proprietari, nobili e borghesi, alle suore francesi di clausura &amp;ldquo;della Visitazione&amp;rdquo;, ai Padri Bianchi Missionari d&amp;rsquo;Africa, che vi stabilirono il loro seminario. Nel 1962 la propriet&amp;agrave; pass&amp;ograve; ad una famiglia di privati che lo tenne fino al 2000 quando a seguito di un&amp;rsquo;ulteriore passaggio di propriet&amp;agrave; il castello venne lasciato all&amp;rsquo;incuria e all&amp;rsquo;abbandono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:29:41 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-di-parella</guid></item><item><title>Castello d'Ivrea</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-d-ivrea</link><description>&lt;p&gt;La struttura attuale del Castello di Ivrea, posto nella parte alta della citt&amp;agrave;, in prossimit&amp;agrave; del Duomo, &amp;egrave; il risultato di successive trasformazioni e ricostruzioni che hanno tuttavia mantenuto i caratteri tipici dell&amp;rsquo;architettura fortificata.&lt;br /&gt;Alla prima fase di costruzione (1358-1394) risale la parte Ovest del Castello, con la torre maestra o maschio, e la torre a Nord, unite da un muro di cinta, a cui segu&amp;igrave; la costruzione di altre due torri verso Sud e verso Est. Le successive fasi costruttive vedono sia la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica che interventi su strutture preesistenti. Il Magno Palacio, tutt&amp;rsquo;ora esistente, conserva formelle con gli emblemi dei Cavalieri dell&amp;rsquo;Ordine di Malta, facendo supporre la presenza nell&amp;rsquo;attuale piano seminterrato di una comunit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;ordine Gerosolomitano, a conferma del ruolo strategico del castello anche nel percorso della via Francigena.&lt;br /&gt;I cambiamenti pi&amp;ugrave; significativi si registrano alla fine del XVII secolo, quando il castello si trasform&amp;ograve; in carcere, prima destinato ai prigionieri di Stato, poi anche ai detenuti comuni. Con la funzione carceraria, che mantenne fino alla prima met&amp;agrave; del Novecento, la struttura sub&amp;igrave; una lunga serie di addizioni e adeguamenti che divisero nettamente in due parti il cortile e definirono gli spazi esterni chiusi da alti muri di cinta.&lt;br /&gt;I primi studi della struttura per comprenderne la genesi storica risalgono alla fine dell&amp;rsquo;Ottocento, di cui importanti fonti documentarie sono i contributi di Giuseppe Giacosa e Alfredo d&amp;rsquo;Andrade. &lt;br /&gt;Nel 1979, dopo quasi un decennio di dismissione, si realizzarono restauri che comportarono la demolizione di manufatti otto-novecenteschi e il rinvenimento di strutture antiche nelle aree del cortile e del fossato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La gestione delle visite al Castello &amp;egrave; affidata all&amp;rsquo;Associazione volontaria &amp;ldquo;Castello di Ivrea&amp;rdquo; che ne garantisce l&amp;rsquo;accesso nei giorni di apertura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:29:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-d-ivrea</guid></item><item><title>Castello Ducale di Agliè</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-ducale-di-aglie</link><description>&lt;p&gt;Anticamente noto con il nome di Fortezza dei San Martino, il castello, di origini medievali, fu trasformato alla met&amp;agrave; del Seicento dal conte letterato Filippo San Martino d'Agli&amp;egrave; in dimora signorile, affidando i lavori a Carlo di Castellamonte. La residenza venne acquisita dai Savoia nel 1764 e ricostruita su progetto di Ignazio Birago di Borgaro.&lt;br /&gt;Abbandonato in seguito all&amp;rsquo;invasione napoleonica, il castello di Agli&amp;egrave; torn&amp;ograve; a rifiorire nell&amp;rsquo;Ottocento, per volere di re Carlo Felice, che lo elesse a sua residenza di villeggiatura preferita assieme al castello di Govone. Con la morte di Maria Cristina, la vedova di Carlo Felice, avvenuta nel 1849, il Castello pass&amp;ograve; in eredit&amp;agrave; a Carlo Alberto e al figlio cadetto Ferdinando, primo Duca di Genova.&lt;br /&gt;Nel 1939 lo Stato acquist&amp;ograve; dai duchi di Genova la propriet&amp;agrave; di Agli&amp;egrave; e durante il periodo bellico il Castello venne segretamente adattato a deposito di oggetti e documenti provenienti da residenze e musei torinesi a forte rischio di esportazione da parte del comando tedesco, tra cui anche le antichit&amp;agrave; egizie del Museo torinese.&lt;br /&gt;Trasformato in museo grazie alla Soprintendenza e circondato da un grande parco con giardini all'inglese e all'italiana, oggi il Castello conta oltre 300 stanze, riccamente decorate e arredate, come il salone da ballo con affreschi del Seicento, il salone d'ingresso con stucchi settecenteschi, la quadreria e una preziosa collezione di reperti archeologici. All'ingresso si trova una bella fontana con statue settecentesche che simboleggia la Dora Baltea che si getta nel Po, opera di Ignazio e Filippo Collino. &lt;br /&gt;Recentemente il castello &amp;egrave; stato riscoperto nella sua bellezza dal grande pubblico anche grazie alla serie televisiva Elisa di Rivombrosa che lo ha scelto come location per i suoi episodi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:29:38 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/castello-ducale-di-aglie</guid></item><item><title>GRAN MASUN - CAREMA</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/gran-masun-carema</link><description>&lt;p&gt;La qualit&amp;agrave; del materiale impiegato nella costruzione della casaforte "Gran Masun", nel comune di Carema (TO), e la cura nella messa in opera parlano di maestranze esperte e profonde conoscitrici di ci&amp;ograve; che il territorio poteva offrire nell'ambito dei criteri di approvvigionamento di un cantiere edile. Lo studio dell'edificio attraverso l'analisi stratigrafica muraria, le datazioni dendrocronologiche e l'articolazione degli spazi interni, ha permesso di ricostruirne la storia e di collocare la sua qualit&amp;agrave; architettonica in un pi&amp;ugrave; vasto ambito territoriale. All'interno di un progetto di restauro ancora in corso, si sono individuati numerosi elementi strutturali lignei che permettono di ricostituire e proporre una nuova immagine di quello che oggi ha le sembianze di un semplice blocco parallelepipedo. Le datazioni dendrocronologiche (1404/1405) dimostrano come la "Gran Masun" appartenga a quel momento di storia del popolamento rurale in cui la costruzione di abitazioni in prossimit&amp;agrave; di redditizie aree agricole, e nel caso in questione si deve pensare gi&amp;agrave; alla coltivazione della vite, prende slancio con una crescita massiccia.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sun, 07 Oct 2018 16:33:57 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/gran-masun-carema</guid></item><item><title>Museo Civico P.A. Garda</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/museo-civico-p-a-garda</link><description>&lt;p&gt;L'antico monastero di Santa Chiara, sitiuato in Piazza Ottinetti, nel cuore di Ivrea, dopo anni di chiusura e importanti lavori di restauro ospita oggi il museo, frutto della collezione archeologica cittadina e delle donazioni di privati, che con un rinnovato allestimento restituisce alla citt&amp;agrave; le preziose collezioni di archeologia, arte orientale e opere pittoriche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caratterizzato da rotazioni periodiche delle collezioni, mostre temporanee, pubblicazioni ed eventi, il percorso museale si articola in tre sezioni principali.&lt;br /&gt;La collezione archeologica raccoglie le testimonianze della citt&amp;agrave; e del suo territorio dall&amp;rsquo;et&amp;agrave; neolitica fino al periodo basso medievale. La storia pi&amp;ugrave; intensamente documentata &amp;egrave; quella romana, grazie a opere e manufatti del periodo della colonia di Eporedia e del successivo periodo della centuriazione del territorio. Un importante reperto della sezione che testimonia questo periodo &amp;egrave; la stele del gromatico (la groma era lo strumento con cui comunemente i Romani eseguivano la misurazione dei campi), oltre ad un miliario e a timpano. Il primo nucleo della collezione fu raccolto dal conte Carlo Francesco Baldassarre Perrone, coadiuvato dal conte Paolo Pinchia.&lt;br /&gt;La collezione d'arte orientale, caratterizzata da una ricca variet&amp;agrave; di oggetti realizzati con diversi materiali (metallo, porcellana, lacca, carta, seta, legno, bamb&amp;ugrave;, avorio, guscio di tartaruga, vetro, paglia) &amp;egrave; il frutto della raccolta personale di Pier Alessandro Garda e della raccolta di Palazzo Giusiana, prima sede del museo. Tra i due fondi, quello del Garda comprende per la gran parte oggetti provenienti dal Giappone, mentre il secondo &amp;ndash; gi&amp;agrave; di propriet&amp;agrave; del conte Carlo Francesco Baldassarre Perrone (1718-1802) &amp;ndash; comprende diversi oggetti cinesi e di altri paesi asiatici.&lt;br /&gt;La collezione Croff &amp;egrave; composta da quadri di artisti di notevole importanza, pervenuti al Comune di Ivrea grazie alle volont&amp;agrave; testamentarie della signora Lucia Guelpa (e in seguito affidati dal Comune medesimo alla Fondazione Guelpa, appositamente costituita). La formazione umanistica e la passione per l'arte spinsero Abdone Croff a collezionare una cinquantina di dipinti e disegni, fra i quali alcuni capolavori di Giovanni del Biondo, Neri di Bicci, Bergognone, Annibale Carracci, Giuseppe Palizzi, Filadelfo Simi, Pietro Annigoni, Xavier e Antonio Bueno, Giorgio De Chirico. Completa la collezione una raccolta di copie delle lettere scritte tra la seconda met&amp;agrave; degli anni Trenta e il 1946 agli artisti, agli antiquari e ai mercanti d'arte, e le relative risposte che consentono di ricreare l'atmosfera in cui si &amp;egrave; formata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:29:59 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/museo-civico-p-a-garda</guid></item><item><title>Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto di Maglione (MACAM)</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/museo-d-arte-contemporanea-all-aperto-di-maglione-macam</link><description>&lt;p&gt;Il museo nasce nel 1985 da un'idea di Maurizio Corgnati per la diffusione e la promozione dell'arte contemporanea. Ad oggi &amp;egrave; costituito da oltre 160 opere tra dipinti ad affresco e acrilico sui muri delle case e da sculture ed installazioni collocate nelle piazze da artisti di varia nazionalit&amp;agrave;. Annualmente si svolge un laboratorio di perfezionamento della tecnica dell&amp;rsquo;affresco destinato a studenti delle Accademie di Belle Arti che si tiene all&amp;rsquo;aperto. Per le sue caratteristiche di museo open air &amp;egrave; sempre visitabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:30:07 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/museo-d-arte-contemporanea-all-aperto-di-maglione-macam</guid></item><item><title>Palazzo della Credenza</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/palazzo-della-credenza</link><description>&lt;p&gt;Il Palazzo della Credenza, costruzione in cotto con porticato ad archi ogivali e due piani con finestre a sesto acuto, fu probabilmente eretto intorno al 1300 per dare una nuova sede al Consiglio del Comune. Divenne cos&amp;igrave; sede dei Credendari, i Consiglieri del libero Comune di Ivrea del XIV secolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Assessorato alla Cultura&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comune di Ivrea&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:29:54 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/palazzo-della-credenza</guid></item><item><title>Palazzo Marini</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/palazzo-marini</link><description>&lt;p&gt;All&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;originario borgo medioevale, in prossimit&amp;agrave; della porta verso Ivrea, si trova il complesso edilizio di Palazzo Marini, costituito da una parte signorile verso sud e di una rustica verso nord. La parte residenziale &amp;egrave; costruita su di un piano terreno, un primo piano e un sottotetto e, come nella totalit&amp;agrave; degli edifici di Borgofranco mancano le cantine, per via del terreno acquitrinoso.&lt;br /&gt;A lato dell&amp;rsquo;androne d&amp;rsquo;ingresso, lo scalone padronale mette in comunicazione il porticato con il loggiato soprastante mentre la scala elicoidale, contenuta nella torre cilindrica, assicura l&amp;rsquo;accesso a tutti i livelli del palazzo.&lt;br /&gt;Nella prima met&amp;agrave; del &amp;lsquo;600 la famiglia Marini ristruttur&amp;ograve; l&amp;rsquo;edificio esistente, lo ampli&amp;ograve; e commission&amp;ograve; gli affreschi che decorano le pareti dello scalone, le quattro sale del primo piano e il loggiato, attribuiti all&amp;rsquo;intervento di almeno tre diversi gruppi di decoratori. Essi presentano caratteristiche molto innovative, che trovarono larga diffusione solo nella seconda met&amp;agrave; del secolo. &lt;br /&gt;Le sale affrescate del primo piano sono la grande Sala di Rappresentanza, la Sala delle Stagioni, la Sala dell&amp;rsquo;Etica e la Sala dell&amp;rsquo;Abbondanza, che con la sua ardita prospettiva della volta &amp;egrave; sicuramente uno degli esempi pi&amp;ugrave; precoci del genere in tutto il Piemonte. L&amp;rsquo;ultimo discendente dei Marini mor&amp;igrave; senza figli e cos&amp;igrave; il feudo di Borgofranco venne riunito al Regio demanio.&lt;br /&gt;Palazzo Marini &amp;egrave; oggi sede dell&amp;rsquo;Associazione &amp;ldquo;Centro Educazione all&amp;rsquo;Arte&amp;rdquo;, che sviluppa attivit&amp;agrave; sul territorio canavesano partendo da realt&amp;agrave; gi&amp;agrave; presenti quali la scuola Suzuki Talent Center nata a Chiaverano, il festival della via Francigena presente da ormai pi&amp;ugrave; di 10 anni, e sostenendo progetti sociali importanti.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:30:15 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/palazzo-marini</guid></item><item><title>PORTA ORIENTALE - PIVERONE</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/porta-orientale-piverone</link><description>&lt;p&gt;E' una massiccia porta turrita, che oggi ha la funzione di torre campanaria e orologio, un tempo era completamente aperta versol&amp;rsquo;interno e priva di copertura con la tipica torretta di vedetta &amp;ldquo;la bertesca&amp;rdquo;, presenta un arco a tutto sesto, feritoie per azionare i tre &amp;ldquo;bolzoni&amp;rdquo; dei due antichi ponti levatoi (carraio e pedonale), decorazioni ad &amp;ldquo;archetti pensili&amp;rdquo; e merlature ghibelline &amp;ldquo;acoda di rondine&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Esisteva un&amp;rsquo;altra torre porta che fronteggiava Palazzo ed era chiamata il &amp;ldquo;Torrione&amp;rdquo;. L&amp;rsquo;attuale &amp;ldquo;via del Torrione&amp;rdquo; conserva il nome che aveva preso da quell&amp;rsquo; antica porta, abbattuta nel 1750&lt;/p&gt;
&lt;div style="left: 132.202px; top: 473.699px; font-size: 18.8163px; font-family: sans-serif; transform: scaleX(1.2001); text-align: justify;"&gt;1750&lt;/div&gt;
&lt;div style="left: 132.202px; top: 473.699px; font-size: 18.8163px; font-family: sans-serif; transform: scaleX(1.2001);"&gt;1750&lt;/div&gt;</description><pubDate>Sun, 07 Oct 2018 17:02:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/porta-orientale-piverone</guid></item><item><title>Torre di Santo Stefano</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/torre-di-santo-stefano</link><description>&lt;p&gt;La torre campanaria di Santo Stefano sorgeva a fianco di una chiesa romanica e apparteneva al complesso abbaziale dei monaci benedettini, fondato nel 1044, dedicato al protomartire Stefano e al Santissimo Salvatore. La titolazione deriva da una chiesa preesistente, situata in un&amp;rsquo;area suburbana, donata ai monaci benedettini, forse il 1042.&lt;br /&gt;Nel corso dell&amp;rsquo;XI secolo i benedettini si avvantaggiarono di altre donazioni accordate dalle autorit&amp;agrave; e intorno alla met&amp;agrave; dello stesso secolo si colloca l&amp;rsquo;edificazione del campanile di Santo Stefano e del complesso abbaziale. La sequenza dei sei piani della torre campanaria, in cui si alternano progressivamente in altezza apertura da monofora fino a trifora, culminava in origine con una copertura a cuspide e contraddistinta da archetti pensili di raffinata fattura, rappresenta l&amp;rsquo;emblema dell&amp;rsquo;allora potere abbaziale.&lt;br /&gt;Fin dall&amp;rsquo;et&amp;agrave; moderna il campanile &amp;egrave; risparmiato dalle demolizioni, ad eccezione di quella apportata alla cuspide nel 1854, eseguite in momenti diversi agli altri edifici del complesso abbaziale. Nel 1558 il maresciallo Brissac, per ragioni di difesa della citt&amp;agrave;, ordina l&amp;rsquo;abbattimento della chiesa (ricostruita poi dai benedettini). Nel 1757 &amp;egrave; la volta degli edifici abbaziali, i quali, ormai abbandonati dai monaci, sono demoliti per ampliare il giardino di Palazzo Perrone. In quel medesimo periodo, essendo ancora in vita l&amp;rsquo;abbazia, soppressa poi nel 1802, l&amp;rsquo;abate Gaspare Amedeo San Martino della Torre, decise di trasformare il superstite granaio addossato al campanile in chiesa, successivamente demolita nel 1898 per ingrandire i giardini pubblici.&lt;br /&gt;Da allora la torre &amp;egrave; divenuta una delle pi&amp;ugrave; importanti testimonianze, simbolo, un tempo, dell&amp;rsquo;importante ruolo rivestito in campo religioso e sociale dal centro monastico e ora romanico emblema della citt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Assessorato alla Cultura&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comune di Ivrea&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:29:53 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/torre-di-santo-stefano</guid></item><item><title>Villa Il Meleto</title><link>https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/villa-il-meleto</link><description>&lt;p&gt;Villa Il Meleto di Agli&amp;egrave;, cos&amp;igrave; chiamata perch&amp;eacute; il viale d&amp;rsquo;ingresso e il terreno confinante erano coltivati a frutteto, fu la residenza estiva del poeta Guido Gozzano.La costruzione, risalente alla seconda met&amp;agrave; dell'Ottocento, era propriet&amp;agrave; del Senatore Massimo Mautino. La villa fu donata dal Senatore alla figlia Deodata in occasione delle sue nozze con l'ingegnere Fausto Gozzano e fu utilizzata come soggiorno estivo della famiglia, dopo il trasferimento della residenza a Torino. Nel 1904 Guido Gozzano e la madre iniziarono il restauro dell&amp;rsquo;edificio giungendo al risultato ancora visibile oggi: una villa con balcone al primo piano e la facciata affrescata da glicini, secondo il gusto liberty che andava diffondendosi; attorno un giardino romantico e poco distante il frutteto e uno stagno con l&amp;rsquo;isoletta dello chalet (oggi demolito).&lt;br /&gt;Gozzano, durante le sue lunghe permanenze al Meleto che alternava ai soggiorni a Torino, diede vita ad una grande produzione poetica dai toni dannunziani prima, con l'ironia borghese e realistica e con i toni della scapigliatura poi. L'eleganza e l'estetismo non caratterizzarono solo la sua opera letteraria: la sua coerenza all'ideale di vita che lo spingeva a fondere vita e poesia, lasci&amp;ograve; che il suo personaggio apparisse dandy e raffinato. Il famoso salotto di Nonna Speranza, arredato in stile liberty, &amp;egrave; immortalato nella poesia L'amica di Nonna Speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ricordo del grande poeta canavesano da alcuni anni vengono organizzati eventi culturali legati a diverse forme di espressione artistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 21 Apr 2015 08:29:43 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.anfiteatromorenicoivrea.it:443/villa-il-meleto</guid></item></channel></rss>